Reversibilità: arrivano i rimborsi degli ultimi 5 anni

Reversibilità arrivano i rimborsi degli ultimi 5 anni
A senior woman sitting at her kitchen table lost in thought

Chi ha ricevuto una pensione di reversibilità decurtata a causa della presenza di redditi, potrebbe avere diritto ad un rimborso degli ultimi cinque anni.

Il meccanismo che prevede una riduzione della pensione di reversibilità a chi possiede redditi propri è stato infatti dichiarato incostituzionale.

Lo ha stabilito la sentenza della Corte Costituzionale n. 162 del 30 giugno 2022. La Corte ha dichiarato che la pensione di reversibilità non può essere decurtata, in caso di cumulo con ulteriori redditi del beneficiario, di un importo che superi l’ammontare complessivo dei redditi aggiuntivi. La Corte ha rilevato l’irragionevolezza di una simile situazione che si pone in contrasto con la finalità solidaristica sottesa all’istituto della reversibilità, volta a valorizzare il legame familiare che univa, in vita, il titolare della pensione con chi, alla sua morte, ha beneficiato del trattamento di reversibilità. Quel legame familiare, anziché favorire il superstite, finisce paradossalmente per nuocergli, privandolo di una somma che travalica i propri redditi personali.

Quindi, ora con un anno e mezzo di ritardo l’Inps ha deciso di rimediare e di riconoscere gli arretrati a chi, negli ultimi 5 anni, ha percepito di reversibilità meno di quel che gli spetta.

Chi ha diritto al rimborso della pensione di reversibilità

Finora, per legge il superstite che possedeva redditi propri riceveva una pensione di reversibilità che veniva gradualmente ridotta al crescere del proprio reddito; per cui più alto era il proprio reddito meno si prendeva di reversibilità. E’ proprio su questo meccanismo che prevede una decurtazione della pensione di reversibilità in base al proprio reddito che la Corte di Cassazione è intervenuta definendo la norma incostituzionale.

Innanzi tutto, per avere il diritto al rimborso occorre aver subito la riduzione della pensione di reversibilità negli anni che vanno dal 2019 al 2023. Difatti, l’Inps riconosce il conguaglio di quanto ingiustamente non erogato solo per gli ultimi 5 anni. Dal 2024 in poi i conteggi vengono fatti con i nuovi criteri.

Dal momento che i tagli alla pensione vengono applicati a partire da chi possiede un reddito proprio superiore a 4 volte il trattamento minimo e non fa parte di nuclei familiari con figli minori, studenti o disabili, occorre controllare per ogni anno il limite di reddito di riferimento oltre al quale sono scattati i tagli:

  • nel 2019 per redditi personali oltre i 20.007,39 euro annui;
  • nel 2020 e nel 2021 per redditi personali oltre i 20.107,62 euro annui;
  • nel 2022 per redditi personali oltre i 20.449,26 euro annui;
  • nel 2023 per redditi personali oltre i 21.985,86 euro annui.

Il conguaglio spetta per la pensione di reversibilità riconosciuta al coniuge o ad altri soggetti in assenza del coniuge.

A chi non spetta il conguaglio

Dato che non tutte le pensioni di reversibilità vengono decurtate, vi sono casi in cui non avvengono conguagli. In particolare, non arriva alcun rimborso a chi:

  • ha posseduto un reddito proprio inferiore a 3 volte il trattamento minimo negli ultimi 5 anni, pertanto, occorre verificare i limiti di reddito per ciascuno degli anni presi in considerazione dal 2019 al 2023;
  • fa parte di un nucleo familiare in cui sono presenti figli minorenni, studenti o disabili di qualsiasi età.

Importo del rimborso

La Cassazione ha stabilito che, una volta che viene calcolata la pensione di reversibilità spettante (ad esempio per un coniuge solo la reversibilità è pari al 60% della pensione originaria, mentre per il coniuge con un figlio è pari all’80% della pensione originaria), si deve stimare il reddito personale di chi la deve percepire, non considerando però:

  • la pensione di reversibilità stessa;
  • la rendita catastale dell’abitazione principale rivalutata del 5%;
  • il TFR o gli stipendi arretrati che sono tassati separatamente.

Quindi, se applicando il taglio in base al reddito personale, la parte di reversibilità che viene trattenuta è maggiore del reddito stesso, si deve riconoscere in misura pari a quel reddito.

Ad esempio, nell’ipotesi di una pensione originaria di 150 mila euro, il coniuge superstite solo (senza figli) ha diritto a 90 mila euro di pensione di reversibilità (pari al 60% di € 150.000). Per cui, se il coniuge superstite nel 2023 ha posseduto redditi propri pari a 22 mila euro, gli spetta una differenza di 500 euro per quell’anno. Ciò in quanto il taglio del 25% della pensione di reversibilità è pari a 22.500, cioè di 500 euro superiore ai redditi del vedovo/vedova.

Nella realtà dei fatti, il conguaglio arriverà ai superstiti di un pensionato che possedeva una pensione ingente, nei casi in cui c’è molta differenza tra i redditi dei coniugi.

Va poi precisato che l’Inps, oltre a riconoscere quanto ingiustamente trattenuto, verserà anche interessi e rivalutazione.

Come ottenere i rimborsi della reversibilità

L’Inps ha comunicato che si procederà d’ufficio al ricalcolo degli arretrati, quindi, non occorre che il pensionato presenti alcuna domanda specifica all’Inps.

È bene, in ogni caso, verificare comunque la propria situazione, anche rivolgendosi a un patronato, per capire se e quanto approssimativamente ci si debba aspettare a titolo di conguaglio. Invero, vi sono situazioni particolari che vanno controllate con attenzione come l’ipotesi del decesso anche di chi percepiva la reversibilità negli ultimi 5 anni, o il caso in cui sono avvenute rilevanti modifiche reddituali del superstite o se la pensione ordinaria o quella di reversibilità sono erogate da diversi istituti.

Pertanto, nel ribadire che il cumulo tra pensione e reddito deve sottostare a determinati limiti (dovendosi bilanciare i diversi valori coinvolti), la Cassazione ha precisato che, in presenza di altri redditi, la pensione di reversibilità può essere decurtata solo fino a concorrenza dei redditi stessi.

 

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