Ape Sociale: i periodi utili di contribuzione

Al fine di accedere all’Ape sociale quali sono i periodi di contribuzione utili?

L’Ape sociale è un sussidio economico che accompagna al raggiungimento della pensione di vecchiaia alcune categorie di lavoratori meritevoli di una particolare tutela. Spetta, quindi, dai 63 anni per una durata non superiore al periodo che intercorre tra la data di accesso al beneficio e il conseguimento dell’età anagrafica prevista per l’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia.

Inoltre, per accedervi occorre essere in possesso oltre che di un’età anagrafica di almeno 63 anni, anche di un certo numero minimo di contributi (30 anni di contributi o 36 per i lavori gravosi).

Può essere utilizzata la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata presso l’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, le gestioni speciali dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e agricoli autonomi), le gestioni sostitutive ed esclusive e la gestione separata dell’Inps.

Ne deriva che per raggiungere il requisito contributivo minimo di 30 o 36 anni è possibile prendere in considerazione anche i periodi di contribuzione cd. mista (lavoro dipendente, lavoro autonomo, gestione separata, lavoro pubblico) con la sola eccezione della contribuzione versata presso le casse professionali (es. medici, avvocati, ingegneri, architetti).

Resta fermo il vincolo secondo cui la contribuzione coincidente da un punto di vista temporale (es. periodi lavoro dipendente concomitanti a periodi di iscrizione alla gestione separata) può essere valorizzata una sola volta ai fini del diritto. A titolo di esempio, un lavoratore con 29 anni di contributi accreditati nel FPLD tra il 1989 ed il 2018 ed altri 2 anni di contribuzione nella gestione separata tra il 2011 ed il 2012 non ha maturato il requisito contributivo richiesto dei 30 anni poiché il periodo nella gestione separata è totalmente sovrapposto con i periodi da lavoro dipendente.

Ape sociale: calcolo pro quota

Il calcolo della misura dell’Ape sociale (che non può superare i 1.500 euro lordi mensili per 12 mensilità l’anno) viene eseguito pro-quota per ogni gestione in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione maturati, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. Ai fini della misura, però, contano anche i periodi temporalmente coincidenti tra le diverse gestioni interessate.

Ape sociale: utili tutti i periodi contributivi

Per accedere all’Ape sociale, si è già detto, è utile la contribuzione a qualsiasi titolo accreditata presso una delle sopraccitate gestioni previdenziali. Nello specifico, si può valorizzare sia la contribuzione effettiva (ossia quella derivante cioè da lavoro, di natura obbligatoria) sia quella da riscatto, da contribuzione volontaria e, da ultimo, quella derivante da contribuzione figurativa tra cui, in particolare, quella derivante da eventi di disoccupazione indennizzata (Naspi).

Il requisito contributivo può essere ora perfezionato anche totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia (la totalizzazione internazionale).

Non è invece consentito far valere le eventuali maggiorazioni contributive che il richiedente potrebbe beneficiare all’atto del pensionamento. A titolo di esempio non è possibile valorizzare la maggiorazione contributiva di 2 mesi per ogni anno di lavoro subordinato svolto in presenza di invalidità superiore al 74% come previsto dall’articolo 80 della legge n.388/2000 (a differenza di quanto è previsto per i lavoratori precoci).

Fonte: pensionioggi.it

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